COMPAGNIA TEATRALE -STIAMO STRETTI
La compagnia teatrale StiamoStretti nasce nell’autunno 2008, dalla volontà di alcuni componenti dell’Associazione, accomunati dalla passione per la scrittura e per il teatro.
Inizia così un percorso di sperimentazione teatrale e linguistica.
Il percorso, oltre alla preparazione di uno spettacolo teatrale, ha dato vita, insieme agli attori, ad un vero e proprio laboratorio, una sorta di fucina di idee, all’interno del quale gli attori non sono solamente degli meri interpreti, ma attraverso un vivo scambio di sensazioni e idee stabiliscono, tra di loro e con il regista, una sintonia che porta ad una continua revisione e ad un continuo arricchimento dello spettacolo. In tal modo, l’attore può dirsi davvero tassello fondamentale, perché partecipe dall’inizio fino alla fine della costruzione di un progetto al quale egli stesso ha contribuito in modo attivo e determinante.
La compagnia inizia la sua attività con la messa in scena dello spettacolo Scarafaggi, con il quale partecipa, nel febbraio del 2009, alla prima edizione di Teatriamo, Festival del Teatro Emergente della Provincia di Matera, vincendo il premio come Migliore Regia, nonché avendo avuto delle nominations come Miglior Testo, Migliore Attrice Protagonista, Miglior Attore Protagonista e Miglior Spettacolo.
Lo spettacolo ha avuto un buon consenso di pubblico, e questo ha portato ad un prima replica all’interno della manifestazione del 25 aprile, organizzata da 21 Associazioni Culturali di Matera, tra le quali anche Tiaso.
SCARAFAGGI – Atto Unico
Testo e regia: Marco Bileddo
Interpreti: Nancy Citro, Carmen Cambio, Antonietta Miola, Emanuela Sangiorgio, Francesco Smaldone, Nicola Zumino.
Lo spettacolo può rientrare in quel genere che viene definito “teatro denuncia”, però utilizzando in parte le forme teatrali del teatro sperimentale.
Il testo può essere diviso, e quindi, raccontato in due parte. Ma prima del testo è necessario dire due parole sui personaggi, che personaggi non sono in realtà, almeno nel senso canonico del termine. Infatti essi, cioè i sei “personaggi” che animano il palco ma non solo, non hanno nessuna caratterizzazione, ma sono degli esseri neutri che, all’occorrenza e nei vari momenti, prendono forma in caratteri ben definiti. Per noi questi personaggi rappresentano la materializzazione delle coscienze del pubblico che assiste allo spettacolo, pertanto, queste sei entità hanno una sostanza multiforme, perché se è vero che il testo non cambia è anche vero che il pubblico che assiste cambia di volta in volta e, poiché il testo parla di sensazioni e contrasti che tutti, almeno una volta al giorno, avvertiamo, allora il pubblico si sente davvero al centro dell’attenzione, perché continuamente pungolato, accusato, ironizzato, mortificato dai personaggi sulla scena.
La prima parte del testo è frammentata, non segue un vero filo logico, ma cerca di portare alla vista delle persone, ma soprattutto cerca di fare riaffiorare alla loro memoria, alcune immagini quotidiane o alcuni eventi che hanno segnato la nostra storia recentissima (alcuni esempi: un bambino che vende rose; lo sbarco dei profughi albanesi; la pazzia). L’unica identità che i personaggi assumono sul palco è quella dello scarafaggio, metafora della condizione di buona parte della popolazione mondiale che è costretta a vivere senza diritti e, come degli insetti fastidiosi, ad esempio gli scarafaggi – che sono pure brutti a vedersi –, sono schiacciati da una oligarchia sempre più ristretta e spietata.
La seconda parte dello spettacolo si incentra su un fatto di cronaca ben preciso e che realmente ha segnato, con una ferita ancora in parte sanguinante, la storia del nostro paese: gli scontri avvenuti a Genova nel Luglio del 2001 durante il G8, e nella parte finale dello spettacolo la morte di Carlo Giuliani.
Il mio testo, e mi riferisco soprattutto alla seconda parte, non vuole essere semplicemente un racconto di cronaca, non sono un giornalista, ma vuole essere una vera denuncia e, a voce alta, dico che il mio testo è di parte; non era necessaria, credo, nessuna ipocrisia. Sto chiaramente dalla parte di chi è andato a Genova con l’unica intenzione di manifestare un proprio ideale, un proprio disagio nei confronti di chi sta al potere e decide per noi, e che, invece, si è trovato di fronte un governo vigliacco che con la brutale forza delle forze dell’(dis)ordine hanno cercato di imbavagliare i pensieri.




